E’ dieci volte la grandezza del Central Park di New York con una popolazione di 450.000 abitanti. La sua economia cresce a un ritmo doppio di quello cinese da anni. Il suo PIL è circa lo stesso della Germania e più elevato di quello della Gran Bretagna.
La città in questione è Macao.
Macao è la capitale del gioco d’azzardo in Cina, l’unico posto in un paese pazzo per le puntate di 1,3 miliardi di persone in cui è legale scommettere in un casino. I giocatori frustrati cinesi devono andare in questa piccola penisola dove passano in media 1,4 giorni perdendo un sacco di soldi, principalmente giocando a Baccarat.
Lo scorso anno hanno lasciato sul tavolo circa 17 miliardi di euro (di cui il 40% spettante al governo di Macao), quattro volte la cifra che gli americani hanno regalato a Las Vegas.
Macao riceve quattro quinti delle sue entrate dal gioco d’azzardo (Las Vegas meno della metà), la maggior parte delle quali dai cosiddetti high-rollers. Ufficialmente ai cittadini cinesi è permesso di scambiare circa 37000 euro in valuta forte. Ma la maggior parte degli high-rollers spendono molto di più e utilizzano prestiti per oltrepassare la legge.
Dato che questi prestiti non sono esattamente ufficiali e quindi inapplicabili nel sistema legislativo cinese, questi vengono trattati con i soliti vecchi metodi. Gli analisti sono però concordi nel dichiarare che la maggior parte dei soldi puntati – circa 550 miliardi di euro lo scorso anno – proviene da puntate legali.
Ma l’opportunità di riciclaggio di denaro è ovvia ed è un problema che non è ancor astato completamente risolto dal governo. Nel frattempo l’ex colonia portoghese sta facendo sempre più soldi. Lo scorso anno il governo ha concesso un “wealth sharing handout”, un pagamento di dividendi, all’incirca, di 550 euro a ogni abitante. Finchè questo monopolio dura, quanto viene esattamente puntato può non essere un problema. Ed è Macao ad avere il coltello dalla parte del manico.

